Su Crucifissu Mannu
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
“23 ottobre: escursione alla necropoli di Su crucifissu mannu (Porto Torres), con la guida del Dr. Luca Doro”
L’area del nord-ovest del sassarese, la Nurra, è un’area collinare molto fertile che va verso il mare, solcata da diversi fiumi. Il territorio è costituito prevalentemente da roccia calcarea, cioè rocce sedimentarie che si formano sott’acqua in seguito alla deposizione di sedimenti marini, e infatti osservando le rocce si possono notare incluse tante conchiglie e coralli; poi in seguito ai movimenti terrestri e delle placche, la terra si è sollevata, quest’area è emersa provocando un concrezionamento del sedimento marino che si è trasformato nel corso di milioni di anni in roccia calcarea.



STORIA DEGLI STUDI

La necropoli di Su Crucifissu fu individuata negli anni ’50, durante le operazioni di scavo per la realizzazione dell’acquedotto di Porto Torres; nella prima fase dei lavori queste attività comportarono, inevitabilmente, il danneggiamento di alcuni ipogei preistorici. In seguito alla scoperta, il sito è stato oggetto di indagini archeologiche finalizzate al recupero e alla documentazione del patrimonio culturale rinvenuto. Gli scavi effettuati dopo la scoperta del sito sono stati condotti da archeologi di chiara fama come Guglielmo Maetzke (1915-2008), Ercole Contu (1924-2018), ma soprattutto dalla Prof.ssa Maria Luisa Ferrarese Ceruti (1928-1993), che ha prodotto una documentazione molto accurata riguardo ai rituali funerari praticati in questo sito, specialmente nelle fasi finali del suo utilizzo. Gli studi sui motivi decorativi delle tombe sono stati condotti dalla prof.ssa Giuseppa Tanda.
TIPOLOGIA e CRONOLOGIA
La necropoli di Su Crucifissu Mannu fu utilizzata a partire dal Neolitico dalla cultura di Ozieri (4000-3500 a.C.) e costantemente usate fino al Bronzo antico (2200-1800 a.C.); nel sito le sepolture sono realizzate prevalentemente secondo due tipologie principali di accesso alla camera funeraria: il modello a pozzetto verticale o attraverso un corridoio scavato nella roccia (dromos); nel caso in cui vi sia un costone roccioso l’accesso può avvenire attraverso la parete.

La prima tipologia costituisce a Su Crucifissu Mannu il modello costruttivo predominante in quanto condizionato dalla particolare conformazione calcarea del terreno, che rendeva difficoltoso lo scavo della roccia. Il modello a dromos invece è caratterizzato da tombe la cui camera sepolcrale è preceduta da un passaggio a forma di corridoio, la cui altezza delle pareti aumenta progressivamente in direzione della tomba e che riveste un significato più simbolico che strutturale. Le tombe di questa necropoli sono molto difficili da scavare, in quanto gli strati sono molto duri per la presenza del calcare che si è concrezionato.
LE TOMBE VIII, XVI e XXI
La tomba VIII è una delle più importanti della necropoli; lo scavo ha messo in luce vari reperti archeologici relativi a corredi funerari di varie epoche a partire dalla cultura neolitica di Ozieri (3900-3000 a.C.) fino alla cultura dell’età del Bronzo di Bonnanaro. Presenta un piccolo vano (anticella) al termine del corridoio (dromos) e una grande cella quadrangolare collegata ad altri dieci vani.In una delle pareti della cella principale è presente un portello di accesso ad un’altra cella, decorato da motivi scolpiti a forma di corna taurine di forma geometrica. Al centro della cella principale è presente un’unica colonna centrale. La sua presenza è piuttosto rara perché di solito si trovano due pilastri contrapposti. Il soffitto della tomba è, allo stato attuale, crollato perché al di sopra passava la strada praticata dai carri. L’accesso alla tomba avveniva in origine attraverso un pozzetto che in una fase architettonica successiva, è stato allungato per formare un breve corridoio in discesa o calatoia. Gli scavi hanno scoperto sulla parete di fondo di una delle celle alcuni resti cranici all’interno di cumuli di pietre disposti a semicerchio pertinenti ad una fase di utilizzo successiva alla Cultura Ozieri. La tomba conserva ancora in situ il chiusino rettangolare in pietra.


La tomba XVI risulta isolata nel settore meridionale della necropoli. È costituita da tre ambienti disposti attorno ad una cella principale e l’accesso avviene tramite un pozzetto verticale, che immette in un’ anticella quadrangolare dotata di un gradino sotto la soglia. Nella parete di fondo è presente un portello di accesso alla camera principale, di pianta quadrangolare, con pareti e soffitto piani, ben rifiniti. Il pavimento risulta ribassato rispetto all’ingresso, sotto il quale sono stati risparmiati due gradini. Al centro la camera presenta un pilastro a sezione quadrangolare. La tomba venne indagata nel 1972 da M. L. Ferrarese Ceruti, la quale evidenziò le varie fasi di utilizzo dell’ipogeo: la fase più antica risale al Neolitico recente; seguono poi le frequentazioni durante le fasi culturali di Monte Claro e Campaniforme nel corso dell’Età del Rame. Di rilievo è la documentazione relativa al rituale funerario durante l’ultima fase di frequentazione dell’ipogeo durante il Bronzo antico: la cella principale ha restituito crani e ossa lunghe collocati sopracumuli o filari di pietre disposti a semicerchio.
La tomba XXI: è una delle più importanti perché, nonostante in parte sia crollata, conserva ancora sulle pareti l’incisione di due protomi bovine o taurine ben rappresentate, con corna a mezzaluna, false porte e tracce di colonne di sostegno delle volte. La tomba è molto profonda: ha un accenno del pozzetto di accesso, l’anticella e la cella principale, con sette vani secondari. Anche qua, come nella tomba VIII è possibile vedere l’applicazione del rituale funerario studiato molto bene dalla Prof.ssa Ceruti, la costituzione di un cumulo di pietre con all’interno una selezione di crani e qualche arto lungo (femore, tibia) delle ultime sepolture.





SIMBOLOGIA RELIGIOSA DEI MOTIVI DECORATIVI
La rappresentazione delle corna lunate all’interno delle Domus de Janas evoca il senso religioso delle popolazioni neolitiche: esse possono essere ricondotte alla figura del toro quale componente maschile che forniva forza al defunto e alla comunità e serviva a scongiurare, con un valore apotropaico, gli eventi negativi; oppure riportano alla vacca quale simbolo di maternità, fertilità e abbondanza. Ancora oggi non è raro vedere, nei paesi orientali (come in India), animali bovini femminili divinizzati. Probabilmente queste corna sono associate in un dualismo religioso sia alla divinità maschile che a quella femminile, di cui il primo costituisce il compagno. Anche le strutture architettoniche avevano un significato simbolico, in particolare il dromos e il pozzetto: il dromos esprimeva ed enfatizzava il concetto di transizione dalla vita alla morte, mentre il pozzetto, elemento verticale che sigillava la tomba una volta deposto il morto, impediva che in superficie si vedesse l’ipogeo, delimitando così in maniera netta il mondo dei morti e il mondo dei vivi ma, nello stesso tempo, rappresentava il ritorno al grembo materno, alla terra intesa, appunto, come madre; il defunto ritornava simbolicamente alla divinità primordiale, concepita come una forza superiore, probabilmente di natura femminile, genitrice della natura.
Questo concetto riflette l’idea che la dea madre sia la fonte della vita, e il defunto vi ritrovi un legame spirituale. Con l’introduzione della struttura del dromos l’ipogeo era visibile anche una volta sigillata la tomba, ma rendeva più monumentale la tomba stessa.
Quando con il tempo, le Domus de Janas si evolvono e acquisiscono una maggiore complessità, trasformandosi in strutture articolate, con molti vani e una pianificazione più elaborata di un edificio vero e proprio, con colonne, tetti a doppio spiovente, finestrelle, banconi, sedili, gradini e architravi scolpite, assistiamo ad un importante passaggio simbolico. La domus è sempre più assimilabile a una casa o ad un luogo di culto, passando simbolicamente dal concetto primitivo di ritorno al ventre materno a una visione più elaborata e simbolica della casa. Il ventre materno, in questo contesto, si trasforma attraverso un processo ideologico, acquisendo un significato più complesso, ma sempre legato al concetto di fertilità.
Gli esseri umani nascano dal grembo materno, vi ritornano poi, con la morte, simbolicamente, ma la ritualità e il simbolismo associati alla tomba evolvono nel tempo, passando da un significato più diretto e naturalistico a una concezione più articolata della casa come luogo di passaggio e di culto per l’intera comunità.


GESTIONE e TUTELA DEL SITO
Il sito, che si trova in una proprietà privata, in questo momento non è gestito da nessun ente ma la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro se ne occupa e lo cura secondo la dichiarazione dell’interesse culturale L. 1089/1939, evitando il suo decadimento e la sua rovina. La candidatura di questo sito e di altri 25 per l’UNESCO farebbe in modo che il patrimonio archeologico delle Domus non si degradi, non si disperda e non cada in rovina, ma venga valorizzato e protetto, perché allo stato attuale molte di esse si trovano in uno stato di abbandono.
