Era una giornata di primavera, luminosa e profumata, con il sole che scaldava la terra dopo il lungo inverno. Kalim amava questa stagione, piena di colori e vitalità. Ma quel giorno era speciale: sarebbe stata la sua prova di iniziazione, il rito che lo avrebbe trasformato in giovane guerriero. Con il cuore in gola, raccolse il necessario – una sacca con erbe curative, un coltello affilato e l’amuleto d’ambra della nonna – e si incamminò verso la foresta.
Arrivato all’ingresso, trovò i suoi coetanei, tesi e silenziosi. Suo fratello maggiore gli disse solo: “Se ti trovi in difficoltà, chiedi aiuto agli antenati”. Kalim entrò nella foresta, tra i raggi di sole e il canto degli uccelli. Improvvisamente un fruscio lo fece sobbalzare: una belva gigantesca, dal pelo ispido e zanne affilate, gli si lanciò contro. Kalim scappò a perdifiato, inciampando tra radici e rami. Ricordando le parole del fratello, si rifugiò in una domus antica.
Nel buio, una voce sottile lo sorprese: “Hai paura?”. Una bambina dai capelli biondi e occhi curiosi era lì. “Chi sei?” le chiese. La bambina, Clara, non capiva la sua lingua, ma lentamente iniziarono a comprendersi. Raccontarono di sé: Kalim parlò della sua vita nella tribù, Clara della sua modernità fatta di macchine e caramelle.
Mentre parlavano, una figura scolpita sul muro – simile a un toro – si animò e comunicò loro qualcosa d’incredibile: erano lontani parenti! Sopraffatti dalla sorpresa, i due decisero di attendere insieme la calma.
Per distrarsi, Clara propose di giocare. Kalim, entusiasta, prese la sua spada di legno e iniziarono a immaginare di combattere draghi e salvare principesse. Risero e giocarono fino a quando tutto diventò buio.
Al loro risveglio, Kalim e Clara si trovarono ognuno nel proprio letto, ma con un oggetto scambiato: Clara aveva il coltello di ossidiana, e Kalim un paio di orecchini d’argento. Era il segno che, nonostante il tempo e le distanze, un legame tra passato e presente esiste sempre.
Teresa 2 C
Porto Torres


