Mandra Antine
Toponimo
25 febbraio: escursione alla necropoli di Mandra Antine (Thiesi), con la guida del Dr. Luca Doro
A Thiesi si racconta la leggenda della Mandra (o recinto/campagna) di Antine, diminutivo, usato nella zona, del nome Costantino: intorno al 1350 d.C. anche in Sardegna arriva la peste nera, e tutte le famiglie vanno in isolamento nelle campagne per evitare il contagio; così anche la famiglia di Antine, un ragazzino che per passare il tempo fa scorribande nelle campagne e in questo modo scopre la necropoli e le pitture della tomba III, che lui chiama la sua “reggia”. Ma la peste colpisce anche la famiglia del ragazzo, muoiono i genitori e Antine va a morire nella sua reggia e viene ritrovato morto con gli occhi ancora spalancati ad ammirare le bellissime pitture.
Inquadramento geologico
La necropoli si trova nel comune di Thiesi, nella regione del Logudoro-Meilogu, nella Sardegna Nord Occidentale; scavata in un costone trachitico alle pendici del Monte Ittiresu si apre su una valle attraversata da un piccolo fiume a regime stagionale. Il territorio è contornato da una ricca e suggestiva vegetazione di olivastri e querce da sughero.


Storia degli studi
La Tomba III è stata oggetto di studio a partire dal 1961 da parte dell’archeologo Ercole Contu che nel 1964 ha condotto un ulteriore scavo con relativa pubblicazione. Studi sulle decorazioni e sui relativi significati simbolici sono stati pubblicati dalla studiosa Ferrarese Ceruti nel 1967 e dalla professoressa Tanda nel 1977. Il testo più recente è “Arte e architettura nella preistoria della Sardegna – Le domus de janas” a cura di Giuseppa Tanda et alii. Condaghes 2023

La necropoli
L’area in cui è situata la necropoli presenta numerosi monumenti come il circolo megalitico Sa Figu, la tomba dei giganti Sa Uttiosa, altre domus de janas ed il famoso nuraghe Santu Antine, databili tra il neolitico e l’età nuragica. Gli ipogei di Mandra Antine sono quattro, posizionati sul versante sud del Monte Ittiresu secondo un allineamento inclinato. La tomba catalogata con il numero quattro è quella posta alla quota inferiore, mentre la numero uno è posizionata più in alto. La datazione della necropoli si inquadra tra il IV e il III millennio a.C.
Tomba IV
La tomba IV è la più piccola della necropoli, isolata dalle altre e si apre a parete senza dromos; possiede un’anticella e attraverso un portello si accede alla cella principale. È l’unica tomba della necropoli a non aver subito crolli naturali ma parziali manomissioni da parte dell’uomo che ha usato l’ipogeo come ovile.

Tomba III

La tomba III ha subito parziali crolli nella copertura e per preservarla, negli anni ’80, è stata inglobata all’interno di una struttura che poggia sul banco di roccia. È la tomba più importante della necropoli in quanto affrescata, un esempio unico nel neolitico nel bacino del Mediterraneo. L’ipogeo è sempre stato molto conosciuto nella zona perché il territorio è fortemente antropizzato ed è stato frequentato dal neolitico sino agli scavi condotti dal professor Contu. Il soffitto dell’anticella e di una cella laterale ha subito un parziale crollo. Lo schema della pianta è a forma di T con un piccolo dromos di metri 1,10 che conduce all’anticella e quindi attraverso un portello (di cui si è conservato una piccola porzione) alla cella principale rettangolare con due celle funerarie a destra e sinistra. Al centro della cella è presente sul pavimento un focolare costituito da una coppella circolare inserita all’interno di due cerchi concentrici a rilievo, a imitazione del focolare domestico; il centro del focolare è annerito forse perché qui si bruciavano gli alimenti portati come offerte votive o spezie ed essenze della macchia Mediterranea. La cella presenta su tre pareti e sul soffitto degli affreschi dominati dai colori rosso, giallo e nero, oggi sbiaditi a causa di una patina leggera di calcare formatasi sopra. Gli affreschi sono stati stesi sopra uno strato di roccia triturata finemente e applicata sulla superficie della pietra per livellarla con l’uso dell’uovo come aggrappante. Nella parete maggiore della cella al centro è disegnata una falsa porta, contornata da protomi taurine di forma geometrica, non stilizzate. Le corna sono tinte di rosso come il bordo della porta che rappresenta il muso dell’animale da intendersi come toro o vacca.

Sotto le protomi sono presenti dei dischi pendenti neri, forse solo semplici decorazioni, e sopra la falsa porta tre motivi a clessidra che nel mondo preistorico rappresentano le figure umane con due triangoli sovrapposti uniti per i vertici. Il soffitto nella tomba presenta la trave centrale con i travetti laterali per rappresentare il tetto domestico e una decorazione di venti pannelli colorati di rosso con dei disegni a spirale e dei semicerchi. In molti punti della cella il rosso è il colore dominante.
Focolare della tomba III



Tomba II e I

Questi ipogei si trovano alla quota superiore dell’allineamento in un settore di non facile accesso; hanno subito parziali crolli. La numero I, la piu grande di tutta la necropoli, attualmente presenta ancora la cella principale con un’altezza di circa 170 cm, eccezionale per una domus, e l’anticella con in rilievo uno zoccolo e due paraste, per questo viene chiamata “Tomba delle Paraste”. A destra e sinistra della cella, nelle pareti, si aprono dei portelli che conducono a piccoli ambienti in cui venivano deposti i morti. La tomba II, la più danneggiata e con tracce di colore rosso, conserva ancora parte dell’anticella e della cella principale con delle nicchie funerarie.

Simbologia religiosa e motivi decorativi

La necropoli ha, come molte altre domus de janas, un’associazione tra ipogei, versanti di monti e fiumi nella scelta della ubicazione del sito: probabilmente la presenza dell’acqua doveva avere non solo un significato pratico ma soprattutto simbolico che non sempre è facile da interpretare. Gli ipogei ricordano le case dei vivi; l’affresco nella tomba III della falsa porta allude al passaggio nell’aldilà dell’anima del defunto ma anche del suo ritorno per godere delle offerte votive deposte dai vivi, come testimonia anche l’annerimento del focolare della tomba III. Le protomi delle decorazioni parietali rappresentano un toro o una vacca, animali molto importanti nelle credenze religiose del neolitico poichè forse erano gli animali che guidavano il corteo funebre. Tutti gli altri motivi decorativi richiamano a questa stessa simbologia; la presenza degli ornamenti nelle protomi taurine allude probabilmente agli animali decorati in modo ricco e sfarzoso in occasione della celebrazione di un rito.

Gestione e tutela del sito

Tutta l’area è liberamente visitabile, tranne la tomba III chiusa da un cancello in ferro per preservare gli affreschi; l’ingresso alla necropoli è gestita dalla coperativa Siendas dal 2023 e si accede alla tomba III esclusivamente per appuntamento pagando un regolare biglietto d’ingresso. All’interno del sito vi è un’adeguata cartellonistica con foto, descrizioni e riproduzioni degli affreschi, e la struttura di un box office, ma non vi è ancora il personale in loco. Due delle tombe hanno subito dei crolli a causa di fenomeni atmosferici e di alcuni interventi per mano dell’uomo e per tale motivo negli anni 80 la tomba III, la più importante, è stata protetta da una struttura moderna in cemento e in legno. Questa necropoli è candidata insieme ad altre 25 ad essere inserita come bene Patrimonio mondiale dell’Umanità dell’UNESCO, riconoscimento che consentirebbe agli ipogei di non degradarsi ulteriormente.
