Mesu ‘e Montes

INQUADRAMENTO GEOLOGICO

19 dicembre: escursione alla necropoli di Mesu ‘e Montes (Ossi), con la guida del Dr. Luca Doro.

La necropoli si trova nel comune di Ossi, nella regione del Logudoro, e l’area del paese è situata in colline di origini calcaree; tutta la regione del Logudoro è caratterizzata dalla presenza di marne e calcare, con sedimenti marini. Sia il monte Mannu che il monte Mamas, in cui è stata scavata la necropoli, sono costituiti da banchi calcarei, quindi rocce molto tenere e facili da lavorare,  e sabbie silicee che hanno determinato l’apertura di una miniera.

Domus de janas situate lungo un costone roccioso
Esempio di protome taurina nella necropoli

STORIA DEGLI STUDI

Fu l’archeologo Ercole Contu a dare la prima segnalazione di questa necropoli, da lui individuata tra il 1968 e il 1969 con la scoperta di 17 domus de janas; nel 1975 gli ipogei furono inseriti nello studio sulle Domus nuragiche di Castaldi, e poi tra gli ultimi anni ’70 e gli anni ’80 venne studiato l’apparato decorativo in modo particolare dalla prof.ssa Tanda. Nel 1985 Demartis e la Canalis hanno pubblicato uno studio sulla tomba II, e tra il 1997 e il 2000 la dott.ssa Derudas ha  fatto uno studio sul territorio di Ossi, comprendente anche la necropoli e segnalando altri due ipogei non ancora censiti.

Prof.ssa Tanda, Presidente del CeSim

LA NECROPOLI – Datazione

La necropoli, che si trova a circa sette chilometri dal centro abitato di Ossi, ha 18 domus de janas pluricellulari, separate in due ali da un sentiero un po’ impervio, scavate in una parete verticale ma sviluppate all’interno su un piano orizzontale; gli ipogei  si affacciano verso la vallata che separa il monte Mamas dal monte Mannu: il loro primo impianto è da attribuire al Neolitico recente, 4000-3200 a.C., e poi fino all’età del bronzo; quindi una fase di abbandono e un riutilizzo in epoca medievale  fino all’epoca moderna per il ricovero degli animali o per affumicarvi il formaggio. Tutta la zona è ricca di testimonianze preistoriche, nuragiche e medievali; qui vicino vi sono anche le Domus de Janas della necropoli di S’Adde ‘e Asile.

Esemplare di falsa porta con sopra una protome taurina

LA NECROPOLI – Tipologia

Gli ipogei sono tutti pluricellulari e in due di essi si arriva a ben 12 vani,  utilizzano lo schema planimetrico a T con celle che si aprono in corrispondenza dell’asse trasversale, oppure che si aprono lateralmente come nella tomba V in cui la planimetria ha uno sviluppo laterale. Essendo scavati in una parete rocciosa verticale hanno l’ingresso a pozzetto e un padiglione, e in qualche caso, come nella tomba II un piccolo dromos. In epoche successive alcuni ipogei sono stati manomessi, anche in maniera notevole, nell’impianto originario con modifiche di tipo funzionale, e variazioni della planimetria. Nella tomba VI, ad esempio, tutte le pareti sono state abbattute e in un ambiente è stata scavata una conca circolare che, attraverso delle canalette, serviva a raccogliere l’acqua. Nelle tombe III e XVI si notano le modifiche effettuate dalle comunità nuragiche della zona che volevano seppellire i loro morti nelle necropoli degli antenati, ma adattandole al loro gusto: la stele centinata caratterizzante le tombe dei giganti nuragiche viene scolpita sul fronte, nella roccia, sormontando l’ingresso con un prospetto architettonico.

Accesso a celle secondarie

Simbologia religiosa dei motivi decorativi

Alcuni ipogei presentano delle decorazioni come lesene, pannelli, false porte, protomi taurine,  motivi spiraliformi o a denti di lupo; in sette tombe vengono riprodotte le strutture delle abitazioni delle popolazioni neolitiche della zona che si ipotizza abitassero sul Monte Mannu dove sono state trovate tracce di villaggi, mentre il Monte Mamas veniva utilizzato per la necropoli ipogeica. Quindi troviamo tetti a doppio spiovente, con o senza trave centrale incisi nella roccia, nicchie laterali, focolari scolpiti.

E’ evidente che gli uomini che abitavano questa zona cinquemila anni fa avevano ben separati il mondo dei vivi, che si trovava nel monte Mannu, e quello dei morti che è stato scavato nel monte Mamas; tra i due mondi si apre una vallata che li divide, ma nello stesso tempo fa sì che si osservino, legati per sempre. Il mondo dei morti, gli ipogei, sono costruiti a immagine e somiglianza delle case dei vivi, ma con un significato cultuale: i morti venivano sepolti qui, accompagnati da un rituale che favorisse il passaggio nel mondo dei morti, dal portello d’ingresso entravano anche i vivi  per deporre i cadaveri che erano gli unici a poter poi oltrepassare la falsa porta. Le due porte avevano riquadri diversi.

Interno della tomba
Roccia situata all’interno della tomba
Focolare della tomba

Tomba II

E’ una tomba di inestimabile valore per le sue decorazioni, e di grande fascino: vi si accede attraverso un piccolo portello, posto nella parte bassa della fronte, ha pianta a ‘T’ e 12 ambienti. L’ingresso è preceduto da un brevissimo dromos, seguito da un’anticella con decorazioni: protomi con corna lunate, lesene e motivi a clessidra. Da qui si passa, sempre attraverso un piccolo portello, ad una cella che è la più grande di tutta la necropoli decorata con un tetto a doppio spiovente e due travi centrali con il disegno di due ampie protomi taurine, vi sono poi in tutto l’ambiente motivi a zigzag, denti di lupo, motivi spiraliformi, una falsa porta coassiale rispetto al portello d’ingresso, tracce di ocra rossa e un focolare di forma circolare scolpito sul pavimento, con tre piccole pietre scolpite che ricordano la fiamma accesa. Alla base delle pareti vi è in rilievo una zoccolatura che evoca quella delle capanne preistoriche. Lateralmente nella cella si aprono altri vani sopraelevati rispetto al piano di calpestio della sala centrale.

Mesu ‘e Montes, tomba II: planimetria, sezioni.
Prof. Mannias, tutor del Liceo Siotto, all’interno della tomba II.

GESTIONE e TUTELA DEL SITO

Al sito si arriva lasciando la strada provinciale e percorrendo liberamente, senza custodia, per circa 200 m. una strada sterrata in salita, poi dopo un grande slargo ci si avvia attraverso un sentiero lungo il fianco del Monte Mamas dove si trovano gli ipogei. Il sentiero non è sempre agevole e forse questo ha preservato il sito dalla presenza di attività lavorative umane, come l’attività estrattiva nella cava vicino alla necropoli di S’Adde ‘e Asile; tuttavia  lo scavo in verticale degli ipogei sulla parete rocciosa calcarea ha favorito i crolli: quindi lo stato di conservazione di tutta la necropoli non è sempre ottimale.  La candidatura di questo monumento e di altri 25 per il sito UNESCO farebbe in modo che il patrimonio archeologico della domus non si degradi ulteriormente, non si disperda e non cada in rovina,  ma venga restaurato, valorizzato e protetto.

Motivi decorativi della tomba II (foto da “Le domus de janas” Condaghes 2023)
Sentiero per raggiungere la necropoli
Panoramica del luogo

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