Sintesi dell’esito scenico tenuto a Sedilo il 29 maggio

L’esito scenico del laboratorio teatrale di Ghilarza si è svolto il 29 maggio alla necropoli di Ispiluncas di pomeriggio, all’aperto, con le domus illuminate da luci colorate all’interno, in uno scenario suggestivo. Il gruppo, composto da alunni provenienti da classi diverse, ha conosciuto qualche ritiro e non tutti sono stati presenti allo spettacolo finale. Parte […]

L’esito scenico del laboratorio teatrale di Ghilarza si è svolto il 29 maggio alla necropoli di Ispiluncas di pomeriggio, all’aperto, con le domus illuminate da luci colorate all’interno, in uno scenario suggestivo. Il gruppo, composto da alunni provenienti da classi diverse, ha conosciuto qualche ritiro e non tutti sono stati presenti allo spettacolo finale. Parte del laboratorio è stato dedicato alla costruzione di oggetti di scena: maschere di cartapesta e bastoni di legno rivestiti di corda etc. e il lavoro manuale ha permesso l’inclusione di tutti i ragazzi, anche di quelli con difficoltà. Le maschere, elemento suggestivo assai caro alla cultura sarda, sono diventate strumento scenico e indossate da alcuni attori, che hanno sperimentato come il nascondimento dietro le maschere è liberatorio e contribuisca ad acquisire una maggiore sicurezza di sé. Durante le prove il clima è stato collaborativo e di grande partecipazione. Il laboratorio teatrale, assieme alle escursioni, è stato considerato il momento più bello dell’intero percorso progettuale. Durante lo spettacolo i giovani attori e le giovani attrici hanno anche cantato canzoni rap da loro composte, assieme agli studenti liceali, e sono stati divisi in tre gruppi: i narratori, le Janas e i custodi. La suggestione delle leggende sulle misteriose Janas, protagoniste di tante storie che ci offre la tradizione popolare della Sardegna, è stato il fil rouge dello spettacolo, in cui hanno trovato spazio anche i testi scritti dai ragazzi e rielaborati dalle attrici e registe de “Le voci di Astarte” Sabrina Barlini e Gloria Uccheddu. Semplici i costumi, con materiale riciclato ed oggetti reperiti nelle famiglie in modo da creare una continuità fra la preistoria e la tradizione rurale sarda. Anche i teli realizzati dai ragazzi durante un anno di lavoro sulle diverse necropoli visitate hanno avuto un ruolo introduttivo allo spettacolo, appesi agli alberi come in un lungo dromos a testimonianza del percorso realizzato.

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